|
Intervento
del
Prof. Lorenzo Bordogna
Direttore del dipartimento
di Lavoro e Welfare presso
Università Statale
di Milano
|
|
Non
darò risposte al problema della rappresentanza ma
solleverò alcuni interrogativi che il tema della Rappresentanza
pone a chi si propone di rappresentare degli interessipresenti nella
società e nel mondo del lavoro.
Divido le mie riflessioni su due aspetti della Rappresentanza:
1>Rapp. Sindacale- contrattuale in senso stretto.
2>Rapp. Sociale- culturale- professionale.
Primo problema è quello della definizione dei confini.
Ogni volta che si vuol rappresentare, si pone il problema di CHI rappresenta CHI, CHI rappresenta COSA.
Bisogna tracciare con precisione i confini dell’area di
rappresentanza, dell’area degli interessi che vogliono essere
rappresentati.
Qui c’è il grosso problema, quello della validità o
meno della Legge 190/85 che fornivaalcuni strumenti per identificare
quest’area.
Mi sembra però che
siano tutti d’accordo sul fatto che la legge sia inadeguata, anche se
alcuni ritengono che nonostante tutto abbia fornito elementi utili per identificare
almeno in prima battuta, quest’area.
Altri
ritengono invece che sia non solo superata, ma anche che questi
“strumenti” che ha fornito non
siano risultati affatto così utili.
Parliamo ora
di Soggetti titolari della Rappresentanza:
Chi
rappresenta chi- chi rappresenta cosa.
Mi sembra
che possano esserci due possibilità:
Pensare ad
un’area di Rappresentanza autonoma, distinta e specifica che
rappresenti queste figure
professionali non ben definite di middle management in quanto tali,
quindi con un’area
contrattuale e un contratto specifico da parte di Soggetti autonomi,
distinti da altre
organizzazioni che oggi rappresentano queste figure.
Rappresentare
questi interessi, non questi soggetti, separatamente dagli altri, entro
un’area contrattuale
più vasta costituita dagli interessi di gruppi (della
dirigenza o degli impiegati e degli
operai), da parte di soggetti negoziali che possono sì
includere al loro interno rappresentanti
di questa area, ma che sono soggetti negoziali distinti,
cioè che inglobano vari interessi e
varie istanze.
Questa
è la soluzione oggi percorsa in Italia.
Soluzione
che ha dei vantaggi e degli svantaggi.
Insistiamo
sugli svantaggi piuttosto che sui vantaggi.
I vantaggi
possono esserci per i quadri stessi che magari trovano lì un
potere di rappresentanza più
forte e più ampio di quello che loro hanno; può
essere un vantaggio per le organizzazioni che riescono
a rappresentare questi interessi all’interno della loro area
di rappresentanza.
Gli
svantaggi derivano dal fatto che ogni volta che degli interessi trovano rappresentanza dentro organizzazioni ampie ed eterogenee è inevitabile che tali
organizzazioni orientino il loro focus sugli
interessi del “lavoratore mediano/iscritto mediano”.
Se questo
iscritto è disperso dentro queste organizzazioni,
è facile che questa sintesi/convergenza verso gli
interessi del lavoratore mediano lascia scoperti gli interessi
eccentrici, come quelli dei quadri, che si
vedono quindi sacrificati.
Questo
inconveniente può essere attenuato in vari modi:
-
rafforzando la rappresentanza più o meno formalizzata dei
Quadri dentro le più ampie delegazioni sindacali
che trattano con la controparte e quindi ottenere in maniera
formalizzata che alcuni posti della
delegazione trattante siano riservati ai quadri, in modo che quei
rappresentanti possano far sentire
direttamente la voce dei quadri.
- altro modo
può essere quello di rafforzare il peso della voce dei
quadri non tanto al tavolo negoziale
ma nel processo di formazione delle politiche sindacali in senso lato delle piattaforme contrattuali, e trovare un modo per partecipare alle varie tappe che
portano alla formazione e
all’approvazione delle politiche e delle piattaforme
contrattuali.
Su questo terreno trova più rilievo il secondo
tipo di rappresentanza.
Ci sono due
tipi di rappresentanza: Rappresentanza sindacale- contrattuale e
Rappresentanza sociale-
culturale- professionale.
E’
probabile che un’organizzazione riesce tanto più a
far sentire la propria voce all’interno di un’organizzazione
che non li rappresenti direttamente quanto più ha uno
spessore culturale e
professionale di rilievo.
Quindi
quanto più i quadri riescono ad elaborare proposte culturali
di rappresentanza
sociale-professionale
di questa figura di lavoratori, tanto più è
probabile che qualcosa filtri dentro al
processo negoziale a meno che abbiano abbastanza forza da ottenere una
propria specifica
area di rappresentanza.
Tre temi di
rilievo su cui la rappresentanza culturale professionale potrebbe
lavorare:
>> formazione, manutenzione ed innovazione delle competenze professionali.
Con la
trasformazione delle imprese, con la trasformazione dei sistemi
produttivi ecc.. si generano
delle trasformazioni nelle figure dei Quadri.
Il Quadro
dell’impresa era poco più del capo intermedio o
capo squadra.
Il Quadro
di oggi ha delle competenze diverse e più elevate.
Prima il
problema veniva risolto con una delega di autorità da parte
del datore di lavoro al quadro
stesso; oggi il problema è un problema di legittimazione
sulle competenze non sull’autorità delegata dal vertice.
Queste
competenze sono elemento fondamentale per il riconoscimento di
legittimazione di questi
quadri; mantenere e aggiornare queste competenze è un tema
fondamentale per la sopravvivenza dei quadri prima ancora del trasferimento di questi
problemi sul tavolo negoziale.
>> Riflessione sul cambiamento dell’organizzazione del lavoro,
delle organizzazione produttive delle imprese e delle burocrazie e del ruolo di queste figure
intermedie dai confini un po’ labili dentro
queste organizzazioni più piatte, più snelle.
>> Riflessione sul rapporto tra alte professionalità e libere
professioni tradizionali, figura tipica del nostro
Paese.
Non ho
soluzioni da dare ma una riflessione potrebbe essere fatta dalle
organizzazioni che si propongono
di fare una rappresentanza più ampia di quella strettamente
sindacale-contrattuale e
lavorare in una prospettiva europea analizzando come sia risolto questo
problema negli altri Paesi.
Questi sono
tre esempi che mostrano come lo sviluppo di
un’attività di rappresentanza professionale su
tali temi possa far bene anche alla voce di questi interessi sul piano
sindacale- contrattuale.
Conviene
ragionare prima sul terreno della rappresentanza culturale- sociale-
professionale in
senso lato per tirar fuori strumenti, forza, idee da portare poi sul
tavolo contrattuale.
|
Questo documento in formato PDF 101Kb clicca qui
|